Don Ludovico Alfonso de los Cameros

Mons. Don Luis de los CamerosPer una curiosa coincidenza, all’origine del ramo siciliano dei Martinez Tagliavia sono due grandi Arcivescovi spagnoli, Don Luis Alonso de Los Cameros Arcivescovo di Monreale e Don Pedro Martinez Rubio Arcivescovo di Palermo.

Entrambi furono energici e ligi rappresentanti del potere religioso della Chiesa di Roma e temporale del Re di Spagna, di cui fino alla fine furono fedelissimi rappresentanti. 

L’amicizia e la convergenza di interessi fra i due prelati fu sancita dal matrimonio tra Angelo Martinez Rubio fratello dell’Arcivescovo e Isabella de los Cameros, nipote ex fratre dell’Inquisitore.

Angelo Martinez Rubio, venuto a Palermo al seguito del fratello Arcivescovo, si era sposato con Isabel de Los Cameros, che acquisì il marchesato di Buonfornello. Essi ebbero quattro figli e da questo matrimonio discende il casato attuale dei Martinez Tagliavia.

Come testimoniava l’epigrafe tombale scomparsa qualche tempo fa in seguito a lavori di ristrutturazione e il cui testo è riportato integralmente nell’opera di Don Michele del Giudice su S.Maria la Nuova di Monreale (Palermo 1702), Angelo e Isabella morirono della stessa malattia (ignota) a pochi giorni di distanza l’uno dall’altra tra l’11settembre e il 2 ottobre 1671 e furono sepolti insieme nella chiesa del S.Salvatore (oggi la Collegiata) in Monreale.

Il Duomo di MonrealeDon Luis Alonso de los Cameros nacque ad Alcalà de los Gazules (Cadice, Spagna) da una famiglia proveniente dalla Biscaglia trasferita in Andalusia. Passò in Sicilia nel 1631 al seguito del duca di Alcalà, Viceré di Sicilia, di cui fu Maggior Cappellano e Maestro di Cerimonie nonchè Ciantro della Cappella Palatina. Fece un rapido cursus honorum, e fu eletto Giudice Ordinario della Delegazione apostolica del Regno. Fu Giudice Inquisitore della Santa Inquisizione. Nel ricoprire questo incarico, si mise in urto col Cardinale Doria e se ne partì quindi per la Corte a Madrid per difendere egli steso le proprie ragioni, e nel viaggio fu catturato dai Francesi allora in guerra contro la Spagna ma fu rilasciato dopo otto mesi di prigionia. Gli fu dato poi ragione nella disputa con il Cardinale Giannettino Doria.
Fu nominato Vescovo di Patti (1651-1658). Fu poi nominato Arcivescovo di Monreale (1658 -1668), continuando la sua attività di Inquisitore; fu Giudice nell’auto-da fé di Fra Diego la Matina, in seguito all’assassinio dell’Inquisitore De Cisneros.
Essendo vacante la sede episcopale di Valencia, la Regina Margherita d’Austria – reggente del trono di Spagna durante la minore età del figlio Carlos II, lo propose come vescovo di Valencia confermando la nomina del Papa Clemente IX il 14 maggio del 1668.
Mons. de los Cameros, non essendo ancora giunto in Spagna,  prese possesso della sede di Valencia per mezzo del suo procuratore Tomàs Antonio Martinez Rubio, Decano di Teruel fratello di Pietro Arcivescovo di Palermo il 19 agosto 1668, entrando poi solennemente in città il 18 settembre successivo.
Morì il 26 luglio 1676 e fu sepolto in Cattedrale davanti alla cappella maggiore.
Vigilò sempre, nelle sue varie sedi, che fossero applicati i decreti del Concilio di Trento.
Tra le varie opere che fece come Vescovo di Monreale, vi furono varie ristrutturazioni del tetto e ammodernamenti nel Duomo, tra cui lo spostamento delle 8 colonne in porfido che adornavano l’ex cappella di S.Giovanni Battista davanti l’atrio del coro; tolse le mura davanti al Coro e fece la scalinata interna chiudendo solo la Nave con la cancellata d’ottone dorato, fece sostituire le lastre di piombo alle finestre con le vetrate; fece costruire il nuovo organo, etc. Pose il grande orologio a lancetta singola con la sola indicazione delle ore sulla torre campanaria del Duomo, ancor oggi in funzione, ponendo a ricordo un’epigrafe in marmo.
Si devono a lui anche due fontane alle porte della città di Monreale, tra cui la fontana barocca, oltre ad altre opere d’ingegneria nel vastissimo territorio della Diocesi.

Fece sposare sua nipote Isabel de Los Cameros con il nipote del Cardinale di Palermo Don Pietro Martinez Rubio.
Lasciò ai nipoti Carlos e Francisca Martinez Rubio y Los Cameres, figli di Isabel, il feudo di Fallamonica sul fiume Jato, costituito da pascoli e seminativi con mulini, casali e masserie, di 550 salme.

Arma: d’azzurro, alla sbarra d’oro, trattenuta da due bocche di leone ed accompagnata da due stelle dello stesso.