Le origini del Palazzo

Angolo del palazzo Mango sul Cassaro
Angolo del palazzo Mango sul Cassaro

L’antichità della struttura del nostro palazzo e la sua continuità nei secoli sono testimoniate visibilmente dal poderoso muraglione angolare delle fondamenta facenti angolo con la Via Vittorio Emanuele: blocchi imponenti di calcarenite dura, misuranti anche più di un metro di lunghezza e giustapposti perfettamente senza alcun uso di malta. Potrebbe trattarsi di una cortina muraria cinquecentesca risalente all’epoca della ristrutturazione operata dai Mastiani  e dovuta non solo all’accorpamento di diverse unità abitative in un solo palazzo ma anche al raddrizzamento del fronte settentrionale del Cassaro di cui riferisce con precisione Aldo Casamento e che avvenne in seguito alla delibera del Senato di Palermo del 5 luglio 1570 ( il Cassaro tuttavia in quel punto non risulta abbia avuto un qualche mutamento direzionale). In tale occasione fu forse necessario il rinforzo delle strutture in seguito all’abbassamento del livello stradale. E’ noto che il pubblico erario intervenne ad aiutare economicamente i proprietari dei palazzi pagando sia la pietra da taglio necessaria alle nuove opere che l’intaglio delle aperture, come ricorda lo stesso Casamento (A.Casamento, La rettifica della strada del Cassaro a Palermo, Palermo 2000, pag. 45); purtroppo non sono ricordati i nomi dei proprietari degli altri edifici dell’isolato, a parte la vecchia casa Castrone facente angolo col piano della Cattedrale.

La tipologia edilizia emergente a Palazzo Mango si ritrova in pochi altri edifici del centro storico, con esempi ancora visibili in alcuni vicoli del Cassaro; la maggiore somiglianza costruttiva si nota con il palazzo del libraio Giovanni Francesco Carrara sul Cassaro ad angolo con Via P. Paternostro, palazzo risultante dall’accorpamento di varie costruzioni e che presenta pure il cornicione superiore del fabbricato a guttae come nel nostro Palazzo lato Via delle Scuole.  Il retro di questo edificio  tra Via del Parlamento e Vicolo Dadi è caratterizzato da un bellissimo apparecchio di grandi conci esattamente uguali ai nostri. Non ci risulta però attualmente alcuno studio specifico riguardo la tecnica muraria a grossi conci. Vi è lo studio pregevole di M. Vesco sul Palazzo del libraio Carrara che raccoglie con dovizie di particolari tutta la vicenda costruttiva di quel Palazzo. Riteniamo evidente che entrambi i Palazzi, ricostruiti nel ‘500 in occasione del raddrizzamento del Cassaro nelle due fasi distinte e successive, abbiano innegabili somiglianze costruttive; entrambi presentano inoltre l’ingresso sul vicolo anziché sul fronte (conservando lo schema abitativo delle antecedenti costruzioni), dove è visibile l’impianto cinquecentesco che risulta invece occultato lato Cassaro dai successivi ammodernamenti e abbellimenti di età neoclassica. E’ possibile che abbiano però avuto medesime maestranze.

 

L’origine della città di Palermo risale ad epoca fenicio-punica: la città più antica era localizzata sull’altura tra i due fiumi compresa tra il Palazzo Reale e la Via Roma, come testimoniano le fonti e gli scavi archeologici sotto il Palazzo Arcivescovile e in altri punti della città. L’altura ai due lati era delimitata dai letti dei corsi d’acqua, il Kemonia e il Papireto. Palermo fu conquistata dai Romani durante la I guerra punica nel 254 a.C.

Apparecchio murale centrale Palazzo MangoLa città, cinta da poderose mura innalzate dai Punici in occasione della guerra contro i Romani, presumibilmente aveva la stessa struttura urbanistica di quella odierna, con un lungo asse stradale in senso longitudinale (circa il Corso Vittorio Emanuele attuale fino a Piazzetta Marchese Arezzo) dal quale si dipartivano delle strade ortogonali “per strigas” secondo uno schema grosso modo di tipo ellenistico e spesso adottato nel mondo punico.

Recenti scavi archeologici hanno confermato che il tracciato attuale della Via delle Scuole ripete quello identico di epoca antica il cui piano di calpestio si trova al di sotto dell’attuale basolato.

Questo fatto è testimoniato infatti dal battuto di piano stradale rinvenuto qualche anno fa a Piazza Sett’Angeli davanti al Convitto Nazionale. Qui, immediatamente al di sotto del lastricato del piano stradale attuale,  è stato parzialmente portato alla luce il lungo  tratto di una costruzione di epoca romana avente una bella pavimentazione a mosaici all’interno e che si sviluppava verso il centro dell’attuale piazza,  dove oggi è il giardino e dove fino agli ultimi anni del XIX sec.  era ubicato il Convento dei Sett’Angeli. Attualmente lo scavo è in via di sistemazione per favorirne la fruizione.

Scavi archeologici con strutture di epoca romana a Piazza Sett'Angeli
Scavi archeologici con strutture di epoca romana (sotto l’erba) a Piazza Sett’Angeli

Dalle evidenze di scavo risulta che in epoca punico-romana la strada aveva una larghezza e una direzione costante e coincidente con l’attuale asse Via delle Scuole-Via S.Agata alla Guilla. Questa strada in epoca romana fiancheggiava un edificio di un certo rilievo architettonico, probabilmente di pubblica destinazione, avente un muro di bei conci squadrati.

In periodo più tardo, non appena andò in disuso l’edificio a mosaici, si lasciò la stessa  sistemazione viaria.  Si raddoppiò semplicemente l’ampiezza dei muri perimetrali del nuovo edificio post-romano (conservando i mosaici sotto il nuovo livello pavimentale), muri che divennero in seguito i muri del Convento dei Sett’Angeli, come da evidenze di scavo. Di fronte a questo Convento lungo la medesima Ruga di Messer Gambino sorgevano la chiesetta del medico taumaturgo S. Pantaleone  (demolita per la costruzione del Convitto-Collegio Massimo) e  anche le cosiddette “fontanelle pubbliche” ritrovate nel 1890 durante lavori di scavo e ristrutturazione lungo il muro del Collegio Massimo, come riferisce diffusamente il Di Giovanni.  Secondo l’ipotesi del Todaro (pag. 30), queste fontanelle sarebbero state invece i camini di un antico sistema qanat che raggiungeva il Papireto, collegato anche al pozzo miracoloso della Chiesa di S.Agata alla Guilla (questo era nascosto lungo il lato destro della navata, e la cui acqua era bianca lattigginosa) e parallelo ad un altro rinvenuto in  Via del Giusino strada in cui si rinvennero ancora altri pozzi o fontane simili. Vi è ancora da indagare sulle costruzioni e il “muraglione con grande porta arcuata” riportato dal Di Giovanni sotto il Convitto Nazionale.

Le cd. “mura romane” a Porta Sant’Agata

La Via delle Scuole,  prima chiamata Ruga di Messer Gambino, aveva  origine poco lontano verso Nord presso la cinta muraria urbica, rinforzata  in occasione della guerra punica in funzione antiromana. In questo punto, a Porta Sant’Agata,  c’era un nodo stradale importantissimo del sistema viario del Cassaro, aveva anche inizio la famosa strada coperta che attraverso il Palazzo Arcivescovile raggiungeva il Palazzo Reale e si apriva in epoca federiciana la porta nord della città, nella zona tra l’attuale chiesa di S. Agata alla Guilla e il Palazzo S.Isidoro, porta che in epoca araba Edrisi denomina  “Bab Sciantagàth”, Porta Sant’Agata, e che fu distrutta nel XV sec.  Non abbiamo motivo di dubitare, visti gli  attuali ritrovamenti archeologici di tratti della cinta muraria poco lontano sotto Palazzo Sant’Isidoro, che la precedente porta punico-romana avesse la stessa ubicazione.

Limite Nord della costruzione; si notano in alto le aperture chiuse
Limite Nord della costruzione; si notano in alto le aperture chiuse

La Via delle Scuole è ancora oggi la direttrice della strada del Capo che, attraversato la Guilla e il Papireto, sbocca a Porta Carini e al baluardo d’Aragona: questa fu la strada di principale comunicazione fra il centro direzionale e religioso della città antica (sito tra il Palazzo Reale e la Cattedrale) imperniato sull’asse del Cassaro, e l’entroterra nord-occidentale con la direttrice di Carini-Trapani. Il Capo è rimasto fino ad oggi la strada del mercato come, nell’altro senso verso Sud, è la strada di Ballarò.

La struttura muraria di grandi blocchi giustapposti senza malta e perfettamente conservati che si sviluppa nella fascia basale del palazzo Palazzo Mango in Via delle Scuole  per un’altezza di 6 filari, allineati sull’asse di questa strada, lascia perplessi sulla sua origine. Ci si chiede cioè se faccia parte della ricostruzione cinquecentesca del palazzo, come istintivamente si è portati a ritenere,  o se invece possa risalire anche ad un periodo precedente come farebbe pensare anche l’apparecchio murario che ad esse si sovrappone, a piccoli blocchi di tipo medievale. Richiamiamo di nuovo l’angolo del Palazzo Via del Parlamento-Vicolo Dadi che presenta la medesima tecnica costruttiva e simile pietra d’intaglio. Recenti scavi archeologici effettuati all’interno di Palazzo Mango hanno dato nuovi elementi per individuare cronologicamente la costruzione di questo muro, e verranno illustrati in separata sede.

Palazzo Mango anche architettonicamente rivela di essere frutto della giunzione di due o più corpi differenti. La storia della costruzione attuale non è ancora chiarita, come vedremo appresso, e la superficiale lettura delle varie fasi costruttive e della tecnica muraria del palazzo rivela successivi interventi complessi. La tecnica muraria a grandi blocchi monolitici intagliati misuranti circa da m. 1,37 a m.2,00 di base e aventi filari regolari con altezza di 90/96 cm presenta alcune analogie con il paramento esterno  delle mura risalenti alla metà del III sec. a.C. ritrovate nello scavo di  Palazzo Lanza di Trabia in Via Candelai e che sono state riferite ad epoca romana,  e alle mura  trovate nello scavo di Palazzo S.Isidoro alla Guilla. 

La parte superiore della nostra stessa facciata, all’altezza di circa 6,50 m., presenta successivamente blocchi lapidei più piccoli di una tipologia diffusa in epoca medievale, che incorniciano  una semplice finestra vicino all’angolo del palazzo; quest’ultima è stata probabilmente modificata rispetto all’apertura originaria.

Sulla facciata a destra del portone d’ingresso, sopra i blocchi monolitici, appare invece un apparecchio diverso di piccole pietre a facciavista; è evidente anche l’esistenza di una antica finestra murata. I grandi blocchi continuano poi fino al limite Nord della struttura, e supportano un apparecchio a piccoli conci in cui si aprono una finestra e un tondo ciechi, probabilmente relativi alla scala interna del preesistente edificio.

Aspettiamo dunque nuove future evidenze per trarre un giudizio ponderato.

 

Testi di Virginia Fatta Martinez Tagliavia